domenica 25 gennaio 2015

Una settimana stranamente ricca di visioni cinematografiche (e non sempre e solo telefilmiche) anche se per la mia nuova cotta seriale del momento vanno spese due parole: Mozart in the Jungle. Recuperatelo tutti, tutto, sono 10 puntate da una ventina di minuti ciascuna. Merita tantissimo e Amazon ancora una volta ha fatto centro. E Gael García Bernal è di una goliardia davvero divertente. E' perfetto nel ruolo del Maestro, è trascinante. Saranno 20 minuti ben spesi, lo prometto.

Ma passiamo ai film visti... Sto cercando di fare i compiti a casa ed arrivare preparata agli Oscar, almeno per un anno. Sono aperte le scommesse se mai riuscirò a recuperare tutto entro il fatidico 22 Febbraio.


BIRDMAN

Non sono una fan di Alejandro González Iñárritu. Ho visto giusto Babel e 21 Grammi, che all'epoca ricordo mi aveva gasato parecchio ma non è di certo uno dei miei registi del cuore. Beh, dopo Birdman lo potrebbe tranquillamente diventare. Il cast della madonna quale Michael Keaton, Emma Stone, Edward Norton, Naomi Watts conta ben poco. Siamo abituati a filmoni con un cast stellare sulla carta che crollano miseramente durante la visione del film (American Hustle, ti ricordo ancora bene purtroppo). La miglior qualità di Birdman è una idea sottostante a dir poco geniale e una trama articolata senza risultare però eccessivamente complessa. E' facile seguire Birdman nei suoi dialoghi, nella sua regia sublime. Si rimane incollati allo schermo e viene solo voglia di applaudire per lunghi minuti a scena aperta. Ho adorato alla follia i dialoghi di Birdman.

Ieri durante la visione ero talmente immersa nel film che ho anche confuso, su Twitter, Emma Stone con Emma Watson ma nella mia mente la Stone era davvero molto chiara e la Watson, ahimè, non c'entrava nulla. Interpretazione sofferta, emotiva, sorprendente della Stone. Emma la seguo con interesse ma anche per lei, come per Iñárritu, non ho mai pensato di vendere i parenti. Dopo questo film ci potrei seriamente pensare. Adorabile anche il suo look e quegli occhioni enormi (ma ha sempre avuto occhi così grandi la Stone?).... Infine, che Michael Keaton ed Edward Norton fossero degli ottimi attori non ci sono mai stati dubbi ma in Birdman tutto viene esaltato alla massima potenza. Soprattutto nella parte finale del film. Soprattutto nelle scene finali. Ho letto che molti non hanno approvato il finale che ovviamente non svelo perché è una delle parti migliori del film (IMHO), ma ecco. Quale altro finale poteva risultare così giusto? Così in linea con lo spirito del film? Secondo me nessuno. Il finale perfetto per la pellicola.

Per curiosità ha googlato i giudizi da parte delle grandi testate cinematografiche (o presunte tali) su Birdman... 3 stellette, 3 e mezzo e sono piuttosto rimasta basita. O io ho visto un altro film o non ci siamo. Non voglio svelare troppo del film, non voglio addentrarmi in un'analisi psicologica anche perché in realtà mi sembrerebbe quasi di sporcarlo, di aggiungere parole dove non c'è necessità. Basti dire che Birdman è un film attuale, psicologico, introspettivo, dove i legami, il teatro e il potere pericoloso dei social network si legano profondamente. Ho amato quei piani sequenza ripetuti, la colonna sonora minimale nel suo particolare jazz, il viaggio nella mente dell'attore, all'interno delle ossessioni, delle manie e soprattutto delle paure. Perché alla fine, anche dopo uno spettacolo, anche dopo la fama, il senso di solitudine non ti abbandona mai. Quanto contiamo in realtà per gli altri? Quanto contiamo per noi stessi? Farsi queste domande fa paura, fa molta paura. E' un film sperimentale, innovativo, intimista, che non ha timore di mettere in luce le debolezze e le contraddizioni dell'essere umano ma anzi, sono questi i punti solidi e forti del film.

Siamo solo a fine Gennaio e non si può parlare di film dell'anno ma per me, almeno per ora, lo è. Voto: 9.



THE IMITATION GAME

Passiamo invece alle delusioni (mezza delusione) della settimana. The Imitation Game me lo aspettavo davvero molto meglio. Forse sono partita super motivata verso Benedict Cumberbatch e particolarmente positiva verso i film biografici (visto l'innamoramento attuale per La Teoria del Tutto). Perché The Imitation Game non ha funzionato? Bella domanda a cui mi piacerebbe avere una risposta... mi è sembrato un buon compitino portato a casa e nulla di più. Ho apprezzato molto il rispetto della pellicola per Alan Turing, ho amato il modo in cui Benedict lo ha interpretato, ho adorato il fatto di non indagare maggiormente sugli aspetti dell'omosessualità e della morte. L'ho trovato un film profondamente rispettoso della figura di Turing. Delicato. 

Detto questo però la pellicola non mi ha emozionata, neanche per un minuto. Complice anche forse l'antipatia verso Keira Knightley che, secondo me, non è stata per niente capace di portare sulla scena Joan. Joan è un personaggio chiave, nel film non si è avvertito ciò. Si avvertiva con tanta immaginazione, caricando la performance della Keira e immaginando un modo migliore di portare in scena Joan ma questo non basta. Non mi emozionava il suo cercare di capire un personaggio come Alan, non mi emozionava il suo modo di rapportarsi con Turing. Un film salvato dall'ottima prova di Benedict, che si è rivelato ancora una volta superbo, ma pretendevo lacrime che sgorgavano come fontanelle e invece non ci sono state... Peccato. Un vero peccato. Voto: 6.



AMERICAN SNIPER 

Ultimamente ho trovato un nuovo passatempo preferito. Quando qualcosa non mi va a genio la frase perfetta è: "E' quasi brutto come American Sniper". Insomma le 6 nomination agli Oscar sono un insulto e su questo non si discute. Se The Imitation Game non raggiunge i risultati sperati ma comunque è una pellicola di tutto rispetto American Sniper davvero, non lo è. Non ci si avvicina neanche, con tanta immaginazione. Siamo al 3° biopic visto e stiamo andando sempre peggio, non oso pensare a cosa mi attenderà per Big Eyes.

Le prime decine di minuti si passano a capire cosa abbia di strano Bradley Cooper... è senza barba! Poi fortunatamente la barba cresce e tutto è più rassicurante. A parte questa nota di dubbio conto, altra nota di dubbio interesse... Sienna Miller perché non sei bionda? Insomma, se non sapete già che nel film c'è Sienna Miller con un ruolo da co-protagonista, ecco non la riconoscerete mai. Sienna generalmente mi è simpatica a pelle, la trovo sempre carina e a modo. Qui sembra sia una cagna maledetta e ti viene voglia di prenderla per i bruni capelli e attaccarla al lampadario del soggiorno. Anche qui, come con Bradley, non si ottiene il risultato sperato e già non ci siamo.

Sulla parte della guerra e dell'addestramento non spendo parole. Non sono afferrata sui film di guerra quindi non sono in grado di dire se è stata messa in campo bene o male, in modo delicato o sofferto. Sta di fatto che mentre vedevo American Sniper ho giusto fatto quelle 200 cose rimaste in sospeso nel corso della settimana. Dopo aver identificato Bradley Cooper con la barba e Sienna Miller bruna, il tutto è stato una noia profonda. Mi dispiace veramente per Clint che generalmente porta in scena film intelligenti ma American Sniper, oltre ad essere recitato maluccio, è incongruente, è noioso, è così patriottico da risultare aberrante. Fra l'altro povero Clint, manco una nomination agli Oscar. Sei nomination praticamente inutili (e totalmente insensate) e lui neanche una povera nomination (che non avrebbe mai vinto ma almeno sarebbe stata una magra consolazione). 

Voglio spendere due righe sul bambolotto comprato a costo 2 euro dai cinesi. Come si vede dalla gif (ed è palese nel film!), Bradley si coccola vistosamente un bambolotto finto, fintissimo. Ora, va bene tutto, va bene il budget, va bene i bambini finti così non sono da cambiare, non piangono e non creano problemi ma seriously?! Per un film candidato all'Oscar mi mettete un bambolotto finto che più finto non si può? Non so se ridere, incazzarmi o piangere disperata. 

Cosa mi è piaciuto del film? Cosa salvo? Niente. Davvero niente. Come l'eroe americano è stato esaltato non mi è piaciuto per nulla, patriottico in maniera sbagliata, un film che non ha né capo né coda, che ha perso qualsiasi inizio e fine, non c'è un filo narrativo, non c'è una rilettura interessante e intensa del personaggio di Chris Kyle. Da una parte, viene da dire, meno male che il vero Chris Kyle si è potuto risparmiare questo scempio. Rivoglio 2 ore e 14 minuti. 




 


domenica 18 gennaio 2015


Questo 2015 è nato con almeno due propositi: vedere più film e leggere più libri. Siamo solo al 18 Gennaio quindi non si può dire già di essere a buon punto ma... se le sorprese sono così inaspettate e piacevoli come La Teoria del Tutto e Cercando Alaska... beh allora vale il prezzo del biglietto impegnarmi di più sul fronte film e libri.

The Theory of Everything - La Teoria del Tutto

Non sono una che tiene particolarmente ai titoli originali ma adoro il suono del titolo del film in inglese: The Theory of Everything, tutto suona così immenso, così maestoso. La trama la risparmio perché come sempre esiste Wikipedia. Sono entrata in sala del tutto naif sull'argomento. Sapevo solo a grandi linee chi sia e cosa abbia fatto Stephen Hawking e niente di più. Il film mi ha sorpresa a 360° gradi. Emozionante, toccante, profondo.  

The Theory of Everything è la storia (o meglio parte della storia) di un genio brillante e coraggioso. Un film che sfiora diversi temi fondamentali della vita: l'amore, la malattia, la morte eppure non si addentra nello specifico in una tematica ma si muove sottile fra la mente e la voglia di scoperta di Stephen Hawking e un po' ci si innamora delle sue teorie. Del suo bisogno di cercare un'unica formula in grado di spiegare il tutto. Bravissimi, davvero da applausi (e da Oscar), i due attori protagonisti; sia Eddie Redmayne sia Felicity Jones che per me erano un "chiiii?" esclamato con tanto di sopracciglia a punto di domanda prima della visione del film. Sono gli anni '60 e sono anni affascinati, sia come atmosfera che come abiti. L'incontro fra Stephen Hawking e Jane Wilde è come un cuscino quando hai sonno e non sai dove appoggiare la testa. Il proseguo è zucchero puro, ma ben presto Hawking scopre la sua malattia. Una malattia che gli permetterà di trascorrere solo 2 anni di vita... In realtà saranno molti molti di più. 

La Teoria del Tutto in pillole:
- Voto: 8. Sono uscita dalla sala piangendo sommessamente, nascondendomi sotto kg di sciarpa. A quanto pare ero l'unica commossa e ciò mi ha resto un tantino incazzata verso il genere umano. La Teoria del Tutto mi ha lasciato un macigno in gola per almeno una manciata di ore successive dalla visione. Mi ha lasciato la voglia di leggere "Verso l'infinito" e di scoprire meglio, molto meglio, il mondo di Stephen Hawking. 

- Pro: Felicity Jones e Eddie Redmayne, due sconosciuti che hanno conquistato un pezzetto del mio cuore. Lei bellissima, adattissima per il ruolo, ha saputo dimostrare la sua forza, la sua volontà ma anche le debolezze di una vita dove sulle sue spalle pesa una famiglia "non normale". Eddie Redmayne ha fatto un lavoro su di sé strepitoso. Il modo in cui la malattia ha inciso sul suo corpo, sui movimenti, sulla distorsione dei muscoli. Magnifico. Altro aspetto che mi è piaciuto: il film non si crogiola su se stesso, non perde tempo, va veloce, e seppur le tematiche non siano sempre felici, il film, al termine, risulta comunque positivo.

- Contro: sembrerà una banalità ma... potevano invecchiare un po' di più Felicity Jones. Alla fine sono passati vent'anni e più (guardando i bambini che sono diventati adolescenti) e lei sembra ancora avere vent'anni, massimo trent'anni. Secondo me un trucco in grado di invecchiare di più i due protagonisti sarebbe stato doveroso. Probabilmente è un semplice dettaglio che però a me ha pesato molto, soprattutto durante la visione del film. Avrei preferito che i segni del tempo, così come la fatica e il dolore, pesassero di più sui due protagonisti. Altro aspetto che mi ha suscitato qualche perplessità... Nascono 3 figli, la relazione fra loro è inizialmente molto forte, poi non più, c'è l'inserimento di due personaggi importanti come Jonathan e Elaine eppure questi aspetti non sono approfonditi. Io, personalmente, avrei apprezzato anche magari una mezz'oretta in più nel minutaggio del film ma un approfondimento migliore di questi aspetti. Va bene che non era (solo) il film sulla vita privata e amorosa di Hawking ma quando si inseriscono dei personaggi chiave ho sempre la mania di sapere tutto, altrimenti mi mancano dei pezzi. E la mia mania di precisione non è del tutto soddisfatta. 

Detto questo, spero che La Teoria del Tutto faccia una scorpacciata di Oscar, se li merita tutti. 

Looking for Alaska - Cercando Alaska

Ho letto "Cercando Alaska" spinta da un 4 stelle su 5 di un'amica dai gusti affidabili e grazie ad una copertina bellissima. Sì, sono una di quelle che compra un libro (quasi) anche solo per una copertina di mio gusto.  Looking for Alaska è il primo romanzo di John Green, quello di Colpa delle Stelle tanto per capirci. E' un libro per ragazzi quindi ha uno stile adolescenziale ma nel senso buono, secondo me, del termine. 

Cercando Alaska è la storia di un primo amore, di una ragazza instabile ma estremamente affascinante. Non è un libro di cui si apprezza particolarmente una scrittura elevata, è tutto molto semplice ma allo stesso tempo efficace. Peccato per il proseguo di John Green, ma Cercando Alaska è un romanzo che certamente colpirà una fascia d'età ben precisa, quella degli adolescenti, ma sarà in grado di commuovere anche chi non è più tale, come la sottoscritta, ma che si ricorda ancora bene quei tempi. 

Cercando Alaska in pillole:
- Voto: 8 1/2. I personaggi di Cercando Alaska sono meravigliosi. Miles è adorabile nella sua insicurezza, è un ragazzo comune che si trova alle prese con una forza della natura quale è Alaska. Durante il libro si ama e si odia Alaska Young ma è lei la protagonista assoluta del libro. Altra menzione d'onore per il Colonnello, un amico che "serve". L'amico di cui tutti hanno bisogno. I personaggi di Cercando Alaska sono comuni, sono in mezzo a tutti noi, e per questo risultano essere il miglior pregio del libro.

- Pro: oltre ai personaggi, di cui mi sono già dilungata in doverose lodi, Cercando Alaska è un libro che si legge facilmente (ma non per questo è scritto in maniera banale). Particolare la scelta delle ultime parole famose che comunque rivestono un'importanza sostanziale all'interno della narrazione. Si legge bene, si legge veloce, si vuole arrivare alla fine il più presto possibile, spinti da una curiosità sempre ben vivace.

- Contro: John Green aveva un futuro enorme davanti e si è perso. Colpa delle stelle non lo voglio manco vedere per sbaglio (e neppure sentirlo nominare). Sono contenta che alla fine di tutti i presunti accordi di Cercando Alaska non si è fatto un film... E' un libro che tradotto in pellicola risulterebbe solo l'ennesimo successone per ragazzini. Si perderebbe l'affascinante visione con cui ognuno di noi immagina Alaska, immagina come Miles guarda Alaska, come il Colonnello prende le redini delle decisioni del gruppo, come Alaska, Miles, il Colonnello e gli altri personaggi passano le giornate intere insieme... Cercando Alaska è meraviglioso così. Non c'è bisogno di un film. L'altro contro, che poi in realtà non è neanche tale, è che comunque resta un libro adolescenziale e non si può smuovere da quel segmento. Ma se tutti i libri "per ragazzi" fossero così, ben venga. Ci vorrebbero più "Cercando Alaska".


giovedì 8 gennaio 2015

Ci sono cose che non possono essere descritte, non subito almeno. Non vanno raccontate perché sarebbe come sminuirle, sarebbe come soffocare le emozioni che suscitano a primo impatto. L'attesa, la gioia, quel colpo al cuore. Una di queste "cose" è la musica. Una di queste "cose" sono i Verdena. Ci sarà tempo per le recensioni, per metabolizzare il disco, per amarlo, criticarlo, ascoltarlo. Ci sarà spazio per tutto questo nei prossimi mesi. Ora però è solo il momento per dire bentornati, ci eravate mancati tantissimo. E se Endkadenz Vol.1 suona come "Un po' esageri", a me va benissimo questo assaggio.

Per chi si vuole saltare l'introduzione minuto 8.00 circa, anteprima di Un po' esageri.


 



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