mercoledì 18 marzo 2015

L'ora tarda di certo non aiuta nel formare pensieri di senso compiuto ma magari per una volta riesco ad essere breve e "di sostanza". Perché alle elementari lo dicevano sempre a mia mamma "Le cose le sa ma non le esprime direttamente, le spiega in un modo tutto suo". Con l'età sono diventata forse troppo diretta ma io e il dono della sintesi non abbiamo ancora fatto conoscenza. 

Detto questo sono appena tornata dalla visione di Cenerentola ed ecco. Io forse un po' bambina lo sono stata, non so in quale ricordo, non so in quale periodo ma Cenerentola resta la mia fiaba preferita di sempre. Fiaba, lo dice la parola, non c'è niente di reale e non si pretende nulla di simile ma Cenerentola, lo confesso pubblicamente, è il mio lato romantico. Insomma, il film mi è piaciuto molto. Belli gli effetti visivi, Lily James ha questo visino da ragazza per bene, gentile e coraggiosa (cit.) che non puoi augurarle niente di male. Il tizio, Robb Stark de Il Trono di Spade, non mi ha fatto sobbalzare sulla sedia ma ha portato a casa discretamente il suo ruolo. Un ruolo che comunque sia gli garantirà notevole visibilità. La fiaba la conoscono anche i bambini di 3 anni (anzi no, forse conoscono solo Frozen) e la sua bellezza incantata rimane sempre immutata (per fortuna). 



La Disney quando s'impegna un minimo sa produrre ancora film d'animazione di tutto rispetto e ci mancherebbe, viene quasi da dire. Lo confesso, non sono una fangirl estrema di Cate Blanchett che trovo sempre adorabile sul red carpet o per lo meno è una delle poche attrici di buon gusto, ma nel ruolo di Lady Tremaine l'ho trovata assolutamente calibrata. Non tanto perché fa paura, ma perché suscita quel senso di timore classico di una matrigna come te l'aspetti in una fase più matura della vita. La matrigna immaginata in Cenerentola, quando hai 5 anni, è una matrigna cattiva platealmente, cattiva in ogni singolo centimetro di pelle, te la immagini come la strega di Biancaneve. Invece la matrigna di Cenerentola è talmente subdola e al contempo intelligente, nella sua totale mancanza di umanità, che impaurisce forse ancor di più. Perché si sa, le acque chete fanno sempre più paura. 

Detto questo, un adattamento che personalmente ho molto apprezzato. Nulla da sbellicarsi in applausi scroscianti per i prossimi mesi ma una visione piacevole, una visione idilliaca. Ogni tanto è bello sognare, anche se non si ha più 5 anni. 




Capitolo 2 dedicato al ritorno (già terminato perché sono sempre sul pezzo, of course) di Banshee. In 3 parole: Banshee è una serie tv trasmessa dalla sorellina di HBO, Cinemax. Al pilot Banshee ti sembra un'emerita stronzata. Ma è piacevole. Non capisci bene per quale motivo ma te lo guardi con gusto. Il segreto di Banshee è sempre stato quello che ti incolla in qualche modo allo schermo, ti annoia forse leggermente a tratti nella prima parte, quando vogliono introdurre storie facendo finta di essere una serie tv "seria". Insomma, ridendo e scherzando siamo giunti alla fine della 3a stagione e io a Banshee non avrei dato due lire invece la terza stagione è stata una delle mie visioni telefilmiche più amate e attese di questi ultimi mesi. 

Solitamente le serie tv dopo la prima stagione calano. E' inevitabile che sia così, lo so è doloroso ma sempre sarà così purtroppo. Banshee fa esattamente il contrario. La prima stagione, a memoria, non è nulla di che. C'è la faccia da schiaffi di Antony Starr (Lucas Hood) che si accoppia con qualsiasi entità non ben specificata. C'è Ivana Milicevic che se non fosse così simpatica in Twitter forse la si odierebbe fin da subito. Si vede più che altro come guilty pleasure. Perché finalmente si intravede qualcosa che le serie tv non sanno più regalare facilmente: buona azione, un sacco di WTF sani, puro divertimento senza bisogno di utilizzare troppo il cervello per collegare tutti i fili in sospeso. 

Banshee è iniziata così ma nel corso delle stagioni ha saputo creare una trama. Oddio, non ci si aspetterà mai la trama della madonna alla House of Cards o True Detective ma tutti i tasselli ritornano al proprio posto. Ci sono state puntate di Banshee della terza stagione veramente belle, goduriose (che non credo sia un termine esistente ma passatemelo...). Banshee non è consigliato a chi necessita sempre di una spiegazione per tutto, non è consigliato a chi vuole trovare per forza profondità in una serie tv. Badate bene, non è una comedy ma i combattimenti WTF di Banshee mi hanno regalato le più belle risate della stagione telefilmica. E io vi sfido tutti a non scappare in un altro pianeta se davanti vi trovate uno come Chayton Littlestone. 

L'altro aspetto che ha fatto di Banshee un crescendo inaspettato sono i personaggi. Probabilmente sono l'unica sulla terra, a parte i maschietti che sono piacevolmente attratti per altro, mi sa tanto, ad apprezzare il personaggio di Rebecca, interpretata da Lili Simmons. Lei è un po' la rappresentazione di cos'è Banshee. Un personaggio che si è creato dal niente, un personaggio certamente non positivo ma neanche negativo. Eppure Rebecca non è neutra. Non può essere neutra. Non le è permesso essere neutra. Si muove per convenienza? Vuole emulare il potere del zietto Kai Proctor? Cosa ha continuamente in mente Rebecca mentre spara a sangue freddo con vertiginosi tacchi a spillo e candido vestitino bianco? Ecco, questo è Banshee



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