martedì 25 giugno 2013

Quando s'incontra una serie come Mad Men si ha quel senso di paura e reverenza misto a stupore e fascino che non può lasciare indifferenti. Come quando ti trovi davanti una delle persone che stimi di più al mondo e magari non riesci a spiccicare neanche mezza parola ed il silenzio diventa la soluzione. Di Mad Men volevo parlare da molto tempo ma ho preferito che si concludesse anche questa 6a Stagione in modo da fare un discorso "finito", anche se i miei discorsi non hanno quasi mai una fine, vagano. Inoltre questo sarà impossibile visto che io quando parlo di serie tv mi soffermo sempre ben poco quella trama, per quella, come sempre, c'è Wikipedia: "Mad Men - Trama Serie Tv"



Sei stagioni che non si sentono affatto sulla pelle, con un pochino di tempo a disposizione, Mad Men si recupera in qualche mese, di notte, sul tram, sui mezzi pubblici, di mattina appena svegli, ovunque vogliate ma Mad Men diventerà una droga. Una droga vera, di quelle che vi cambieranno la giornata. In madre patria hanno capito (io mi stupisco ancora di questo fatto) la potenzialità della serie, perla di diamante di AMC. Matthew Weiner, creatore e produttore di Mad Men, si può definire padre della serie, è venerato dalla sottoscritta con tanto di santino sul comodino. Attualmente si parla di premi, possibilità di premi, e tutto quanto concerne la parola premi per il protagonista assoluto di Mad Men ossia Don Draper interpretato da Jon Hamm. Personalmente ad Hamm darei tutti i premi del mondo da anni ma, anche se non li avrà, le sue potenzialità sono visibili. Non sarà un Emmy a cambiare il talento e il personaggio unico di Draper. Don Draper è Mad Men e gli spettatori lo sanno bene.

PARTE SENZA SPOILER

Attualmente Mad Men è la mia serie preferita. Lo è diventata a metà della sesta stagione, prima era sul podio, vacillante sul gradino 2-3 ma c'erano in ballo Homeland e Fringe. La seconda è finita definitivamente quindi è andata nella scatolina "Serie del cuore ormai finite" mentre la prima è una bomba pronta ad esplodere, un bambino prodigio che ha ancora delle potenzialità immani da mostrare ma deve sottostare a persone più grandi di lui, come ad esempio un nonno saggio e misterioso. Mad Men è il nonno, il nonno maturo, con una vita controversa alle spalle. Un nonno inusuale, quello che incute timore e rispetto ma anche fascino e volontà di scoprire cosa si cela dietro a cotanto mistero. Un nonno che difficilmente ti prende in braccio ma ti fa sedere a debita distanza, mentre lui è sulla sua poltrona intoccabile e tu te ne stai seduta in un angolino del divano, pronta a sentirlo parlare.

Mad Men è ambientata negli anni Sessanta e la serie ruota attorno ad una agenzia pubblicitaria e ai suoi personaggi. Il fulcro della serie è Don Draper interpretato da Jon Hamm. Vi prego, vi scongiuro, NON GUARDATE MAI MAD MEN IN ITALIANO. La voce di Jon Hamm è una delle più belle del panorama televisivo/cinematografico, il suo personaggio senza la SUA voce è completamente snaturato. Insomma è come vedere Sherlock (BBC) in italiano. Benedict Cumberbatch è ucciso, ucciso definitivamente senza possibilità di resurrezione. Voletevi bene, una volta ogni tanto. 



Dicevamo, perché vedere Mad Men? Io non voglio essere totalmente di parte anche se la questione è davvero ardua ma una scrittura così bella non si è mai vista in una serie tv. Affermazione forte, affermazione in cui credo con tutta me stessa. La caratterizzazione dei personaggi è minuziosa, quasi maniacale e questo non riguarda solo il fulcro della serie, ossia Don Draper, ma qualsiasi personaggio di Mad Men ha una sua precisa funzione, collocazione e caratterizzazione. Si parla spesso di storyline senza senso, di personaggi che fanno acqua da tutte le parti. Mad Men è il contrario. Ogni volta, a fine puntata, viene da fare un spontaneo applauso a tutto il cast ma soprattutto alla crew che sta dietro la telecamera e a coloro che hanno scritto la storyline. Mad Men fa amare anche i personaggi che inizialmente si odiano (vedasi alla voce Peggy Olson); anche quando ci si trova davanti dei personaggi che incutono fastidio ed istinti omicidi, alla fine, riescono sempre a farsi amare e al contempo odiare. Non esiste un personaggio centrale inutile al fine del proseguo della trama in Mad Men, non è mai esistito.



Acclamata in madre patria per la caratterizzazione favolosa dei personaggi ma soprattutto per la cura dei vestiti (Siamo negli anni Sessanta!), per la regia e per la cura storica, qui da noi è conosciuta da 4 gatti e 1 cane ed ha avuto una tiepida accoglienza. Mi sento spocchiosa, molto spocchiosa, quando dico che Mad Men è una serie d'élite ma PER FORTUNA lo è. Se non avete voglia/tempo di stare incollati alla televisione/computer per capire i personaggi, datevi alle comedy senza problemi dove anche se si perde 10 minuti di puntata tutto resta uguale, la risata te la fai comunque alla battuta dopo. Se si perde un solo minuto (non dico secondo, solo perché in fondo sono buona e magnanima) beh... si perde l'atmosfera di Mad Men. E l'atmosfera, per la serie di AMC, è tutto. 

Concludendo la parte non spoiler, Mad Men è una serie tv superba, bella ed eccelsa come in giro non ce ne sono. E' una serie tv profondamente psicologica, con la genialità insita in molti episodi ma che gode di luce propria, favolosamente accecante, nei finali di puntata ma soprattutto nei finali di stagione. I finali di Mad Men ti riducono con le lacrime agli occhi e un'ansia esistenziale che quasi ti fa tremare. Ecco, non cercate in Mad Men la serie tv facile, gioiosa, e tanti aggettivi positivi. Mad Men apre varchi di oscurità, porta per mano lo spettatore in mezzo all'ansia e poi lo lascia solo. Perché lo spettatore, in fondo, è sempre solo, proprio come Don. Mad Men crea voragini di ansia, di introspezione e faccia a faccia con le proprie emozioni.



Ultimo particolare prima di concludere, si parla sempre del calo fisiologico di film appartenenti a delle saghe oppure di serie tv che hanno alle spalle diverse stagioni. Potenzialmente le prime stagioni di Mad Men sono, a mio avviso, le più deboli. Non si entra subito nel clima di Mad Men, sarà proprio per il periodo storico, sarà perché appare da subito una serie complessa, le motivazioni possono essere molteplici. Bisogna dare tempo a Mad Men, bisogna permettere ai protagonisti di farsi conoscere. Da un certo punto in poi (che varia in base allo spettatore, IMHO) la serie esplode e s'inizia il lungo percorso assieme a Mad Men. 

Scrivo dopo aver appena finito la sesta stagione e quindi totalmente poco lucida ed ancora immersa nel vortice pericoloso di Mad Men ma perdersi questa serie è come rimanere indifferente a "She's lost control" dei Joy Division, canzone che mi ricorda profondamente il clima di MM dove la perdita di controllo è uno dei temi caldi e centrali di tutta la trama. E' una serie "per pochi" ma se siete fra quei pochi, beh, Mad Men diventerà la vostra serie.


PARTE SPOILER -
LEGGERE SOLO SE SI E' GIA' VISTA LA SESTA STAGIONE

Momento di ansia e disperazione. L'anno prossimo L'ULTIMA stagione. L'anno prossimo. Un anno. Disperazione. La sesta stagione di Mad Men secondo me è stata una delle più belle in assoluto, forse al pari della terza e della quarta. La quinta non mi aveva convinta del tutto pur rimanendo su livelli stratosferici, impensabili per altre serie tv che propongono personaggi con la personalità di una casa nuova, asettica e senza mobili. In Mad Men tutto è ribaltato, anche quando non si approvano alcuni personaggi si riesce SEMPRE a capire il motivo per cui quel geniaccio di Weiner li ha messi.

Ritornando alla sesta stagione, due piccole "pecche": la mancanza di Joan (si è vista sempre troppo poco) e quella di Betty (vedasi alla voce Joan) ma entrambe quando ci sono state hanno impersonato LA PERFEZIONE. Le adoro, entrambe, Joan da sempre Betty a fasi alterne ma il suo personaggio assieme a quello di Don sono il fulcro di Mad Men. Sally ormai è una piccola Betty in miniatura, nella puntata 6.12 quando era nel college, quel sorrisetto: Betty in persona. 

La puntata finale 6.13 è stata stratosferica, Don è tornato alla grande specchiandosi nel passato, come sempre, e usandolo per devastare e disorientare. L'allontanamento dall'agenzia sinceramente me l'aspettavo, come dice il proverbio "non tirare troppo la corda che poi si spacca" e Don questo concetto non l'ha mai capito. Vive negli estremi della sua mente, fra passato e voglia di costruire un futuro (vedasi alla voce Megan) che però non riesce a gestire, non sa gestire, non può gestire. E' totalmente incapace di costruire un futuro, Don Draper.



La settima stagione di Mad Men sarà quella conclusiva e si parla della première fissata per Marzo 2014 (colpo al cuore). Innanzitutto io penso che ci sarà più Betty, il suo personaggio inevitabilmente è stato "accantonato" rispetto a quando era moglie di Don ma... Betty è Betty, è la controparte di Don, non c'è mai stata nessun'altra (vedasi alla voce Megan = Fallimento). Anche Sally troverà molto spazio, il suo personaggio ormai è pronto per esplodere anzi è già esploso e come tutti gli adolescenti è una mina pronta a vagare, pronta a trovare la sua collocazione nel mondo. Il rapporto con Don come sarà? Sally ha già capito che Don non può essere un buon padre e mai lo sarà ma ogni tanto, quando c'ha barlumi di voglia di vivere, Don ci prova, ce la mette tutta per provarci ma non sa da dove iniziare a farlo. I due bambini più piccoli sono la bellezza e io odio tutti i bambini telefilmici, ad esclusione di quelli di The Americans (vedi alla voce "serie tv del 2013 sorprendente da recuperare possibilmente ora")

La settima stagione potrà prendere, secondo me, 2 sole vie: o assisteremo impotenti e straziati nell'animo alla disfatta ufficiale e finale di Don Draper oppure assisteremo gioiosi e angosciati alla sua rinascita. Non vi sono altre possibilità, in Mad Men il grigio non è contemplato. Spero che in tutto questo, qualunque sarà il finale di Mad Men ci sia spazio per la "famiglia originaria" ossia voglio anzi ESIGO vedere il rapporto fra Don e Sally, fra Don e i bambini più piccoli, fra Don e Betty. Tutti i personaggi dovranno trovare una loro fine. Un punto a capo senza possibilità di ritorno e sono certa che gli autori di Mad Men non deluderanno, in 6 stagioni non l'hanno mai fatto. 



Concludo così come si è concluso Mad Men. Judy Collins - Both Side Now. Una casa distrutta, un quartiere malfamato. Don e i tre piccoli (Sally non tanto più piccola) pargoletti. Concludo con lo sguardo interrogativo di Sally che guarda stupita e ancora un poco innamorata suo padre. Proprio quel padre che prima ha adorato e poi ha odiato. 

Mi è particolarmente piaciuta la frase conclusiva di questo articolo: http://www.usatoday.com/story/popcandy/2013/06/24/mad-men-finale/2451633/


<<Is Mad Men a show about a man who absolutely can't change, or will it prove otherwise?>>

Arrivederci Mad Men, sarà dura attenderti un anno. 



ps 1 = le foto sono assolutamente random, senza alcun collegamento con anno-stagione, stagione-personaggi. Totally random. ps nel ps = avrei tanto voluto usare il frammento finale della puntata 6.13 per l'ultima foto del post ma... sarebbe stato uno spoiler immenso.

ps 2 = se qualcuno si fosse domandato dove io sia finita, mi scuso per la latitanza. Sono stati mesi impegnativi ma per l'estate ho grandi progetti di recuperi filmici e telefimici (vedasi alla voce Doctor Who), quindi state certi che ritornerò. 


venerdì 24 maggio 2013

Visto che parlo sempre di serie tv, in questo post, le mando un attimo in pausa e l'argomento sarà The Great Gatsby - Il Grande Gatsby. Di certo non è un post originale visto che la pellicola è attualmente sulla bocca di tutti ma... non ho resistito! Da quando l'ho visto sono ancora emozionata e commossa. Ero partita con il voler dare la mia opinione assolutamente personale sugli ultimi film visti (Come un Tuono, Iron Man (1, 2, 3) e Un sapore di ruggine e ossa) ma già mi sono dilungata fin troppo quindi. Solo Gatsby. 



Sono contenta che sia una bambina. E spero che sia stupida: è la miglior cosa che una donna possa essere in questo mondo, una bella piccola stupida.

Iniziamo a parlare del film dell'anno, quello che la maggior parte degli interessati di cinema stavano aspettando come oro colato: The Great Gatsby. Sarò sincera, da ieri, quando sono uscita dalla sala, sto cercando in tutti i modi di capire come si possa criticare aspramente un film simile e... non ci sono ancora arrivata. Ogni tanto penso fermamente che mi manchi un qualche meccanismo nel cervello che mi permetta di capire come mai bisogna per forza criticare tutto e tutti, sempre. Sono fermamente convinta che molte delle recensioni su Il Grande Gatsby siano state fatte in modo totalmente superficiale, probabilmente con un occhio buttato allo schermo fra una chiacchierata e l'altra (non è un segreto che il principale sport attuale della gente al cinema è quello di chiacchierare). 



Il Grande Gatsby è un film bellissimo, stupefacente, sfarzoso, pomposo ma profondamente attento ai dettagli. Baz Luhrmann ha modernizzato il libro in una maniera originale, autentica e sublime. Leonardo DiCaprio è Gatsby. Perfetto fino all'inverosimile, dal sorriso alle parole utilizzate (che spesso sono proprio citazioni originali di Francis Scott Fitzgerald). A mio avviso era impossibile riproporre cinematograficamente un periodo come quello degli anni venti senza cadere nella noia più profonda. Luhrmann, fin dal primo fotogramma, mostra che l'intento del film non è assolutamente quello di puntare sulla storia, approfondire quegli anni dal punto di vista storico. L'intento è quello d'incantare con un impatto visivo che è sorprendente. 

Mettiamoci un attimo nei panni di Luhrmann e del cast ma soprattutto degli sceneggiatori e tutti quelli che si sono trovati a dover rielaborare uno dei libri storici della cultura americana. Un libro che è stato riproposto in tutte le salse possibili. Le strade erano esclusivamente due: o si puntava sulla solita solfa dei dettagli storici, della ricostruzione storica e culturale, oppure si puntava sulla realizzazione di un progetto profondamente diverso. Il Grande Gatsby non è una trasposizione immediatamente facile da comprendere ma c'è un lavoro sottostante che risulta enorme e questo è quanto meno da capire ed apprezzare, magari può non piacere però bisogna almeno avere l'onestà intellettuale di riconoscere gli sforzi evidenti che sono stati fatti per rispettare i principi del libro, rendendolo moderno. 



Concludendo a me è piaciuto tantissimo. Voto: 9. Ho profondamente amato l'aspetto visuale del film (dalle luci, allo sfarzo, a come è stata dipinta la città, ai vestiti, passando fino alle splendide e magnifiche, enormi feste di Gatsby). Non ho per nulla sofferto la mancanza della riproduzione storica e secondo me è stata una scelta giustissima. Non c'era bisogno di un altro freddo e noiosissimo, super noiosissimo, Lincoln. E' uno sguardo completamente nuovo, uno sguardo ambizioso, profondamente altezzoso ma per questo perfetto per lo spirito del romanzo. Riconosco che alcuni dettagli importanti nel film siano stati "accantonati" secondo alcuni per mettere in luce la storia d'amore fra Gatsby e Daisy. Però, sinceramente, tutta questa enfatizzazione della storia d'amore io non l'ho colta... Forse non è stato ben capito dai critici (che erano già pronti a criticare Gatsby ancor prima della sua uscita) che in realtà la storia d'amore è un puro riflesso della personalità di Gatsby, la vera protagonista di tutto il romanzo e anche del film. Un effetto quasi collaterale, un modo per mostrare l'essenza di Jay Gatsby. E poi diciamolo, descrivere un film come una storia d'amore è semplice e puccioso. Ma Il Grande Gatsby NON E' UNA STORIA D'AMORE. 

Difetti. Il film secondo me è quasi perfetto ma non perfetto per due ragioni: non ho apprezzato molto la colonna sonora e Tobey Maguire è l'attore più inutile del secolo. Dunque la colonna sonora secondo me è stata troppo imponente, io sono di parte e quando parte la voce di Florence and the Machine per me non esiste più niente e nessuno. Il sottofondo di Florence in quel momento preciso (no spoiler) è fantastico. Uno dei momenti più belli del film. 



Per il resto Jay Z e Beyoncé non c'azzeccano, proprio per nulla. Personalmente avrei preferito una colonna sonora molto meno imponente, più soft e magari realizzata anche da perfetti sconosciuti e non da Jay Z e compagnia bella. L'ho sofferta abbastanza all'interno del film, devo dire. Non tanto perché sia invasiva, la colonna sonora si percepisce appena e non è quantitativamente estesa solo che quando c'è risulta sbagliata (con l'eccezione di Florence) e questo penalizza. 



L'altro difetto della pellicola è Tobey Maguire. L'attore più inutile di quasi l'intera cinematografia mondiale. Poi, poveretto pure lui, non mi sta manco antipatico anzi, tutto sommato ha qualcosa che m'ispira tenerezza però lui sta alla recitazione come Jay Z sta alla colonna sonora. Un errore irrimediabile. Comunque, il buon Tobey per TUTTO il film, 143 minuti di pellicola, ha sempre una e una sola espressione. Il viso mono-espressivo di Tobey Maguire. Ci dovrebbero scrivere un libro. 

Detto questo che altro aggiungere? Vedetelo. Vedetelo. Vedetelo e cercate d'apprezzare lo sforzo (e lo sfarzo) fatto. Chi ha letto il libro sicuramente avrà da ridire, anche a me sarebbe piaciuto vedere alcune parti trasposte all'interno del film ma... dai personaggi (Fantastico Leonardo DiCaprio e perfetta, assolutamente perfetta Carey Mulligan) fino all'attento uso delle parole di Fitzgerald stesso mi hanno emozionata, profondamente. Uno sguardo moderno e ambizioso di rilettura di un romanzo sicuramente complesso da riproporre.

Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.

Concludo con la mia immagine preferita.



PS = Il film risulta, secondo me, probabilmente bellissimo anche senza aver letto il romanzo, anzi probabilmente ancor più bello. Quindi consigliato a tutti. 



giovedì 9 maggio 2013

Vorrei dedicare a questo spazio più tempo ma chi mi conosce sa che è un momento di puro stress, ergo incombe la tesi sulla mia capoccia. Detto questo passiamo al succo del discorso. Come sempre arrivo tardi, The Americans è finito da una settimana (abbondante), la primavera se ne è andata per sempre, non ci sono più le mezze stagioni, la crisi ci sta uccidendo lentamente ma, ritorniamo a The Americans. 

Ultimamente mi sono scoperta una grande amante dei spy drama. E chi l'avrebbe mai immaginato? In realtà tutto credo sia nato con il mio grandissimo amore telefilmico ossia Homeland. Il conto alla rovescia per la terza stagione ormai è definitivamente partito e non avete neanche idea di quanto mi manchino le espressioni di Carrie, la sua voce, la sua istintività. Adoro il personaggio telefilmico di Carrie Mathison, lo potrei difendere fino alla morte ma non voglio parlare di Homeland (ci sarà tempo per farlo) ma bensì di The Americans. Serie tv made in USA, trasmessa su FX da inizio 2013, 13 puntate con già rinnovo per la seconda stagione (e ci mancherebbe!)

[SEGUONO DIVAGAZIONI SENZA SPOILER
... Forse spoiler leggeri ...]


Brevissimamente la trama questa volta doverosa altrimenti non si capisce nulla: USA vs URSS ci troviamo in pienissima Guerra Fredda. Due spie russe ormai in America da molti anni, ovviamente sotto copertura, Philip ed Elizabeth si trovano coinvolti in sotterfugi, inseguimenti, recuperi di materiali preziosi ma soprattutto si ritrovano a dover far di tutto per non rimetterci le penne. C'è il KGB e c'è la grande patria America. C'è un matrimonio costruito a tavolino... Eppure. 

Alcune precisazioni d'obbligo. La serie è completamente ambientata negli anni Ottanta indi se i due hanno una pistola è già fin troppo, non aspettatevi dunque uno spy drama moderno. Assolutamente no. Tutto è riportato indietro nel tempo, compresi i tempi stessi del telefilm che risultano molto ampi, molto tranquilli come ritmo. The Americans è una serie tv profondamente introspettiva, seppur si tratti di una spy story. C'è un approfondimento psicologico di tutto rispetto, ci sono dinamiche che vanno non solo viste ma capite e metabolizzate. Bisogna donare il proprio tempo a The Americans. 

Perché mi è piaciuto The Americans? Assieme ad Utopia secondo me è la miglior serie del 2013 (fino ad ora). Utopia è un pugno in pieno stomaco, fin da subito. The Americans è invece un vermiciattolo che s'insinua lentamente. Prima c'è la freddezza di Elizabeth poi c'è la comprensione di Philip poi i ruoli si ribaltano, i figli crescono, il vicino fa parte dell'FBI, spunta l'affascinante personaggio di Nina. L'approfondimento di ogni singolo personaggio in The Americans è qualcosa di curatissimo. S'inizia a parteggiare fin da subito per la Russia (e ricordiamo che è una serie tv americana) anche solo per i personaggi di Philip ed Elizabeth, fantastici. Assolutamente fantastici. Per Elizabeth io ho coltivato un rapporto d'amore-odio, ci sono state alcune scene dove ho fatto fatica a digerirla altre invece dove parteggiavo spudoratamente per lei. Philip invece è sempre fantastico, dall'inizio alla fine, con solo uno "sbaglio" che però ha un senso, ha un senso profondo all'interno della storyline, non è uno sbaglio idiota alla cazzo di cane come quello di Vikings ma uno sbaglio studiato, meditato e comprensibile.



Menzione assolutamente doverosa per gli attori. Innanzitutto Keri Russell e Matthew Rhys ma anche Annet Mahendru (Nina) a me è piaciuta moltissimo. Keri e Matthew sono volti telefilmici abbastanza noti, la prima per Felicity il secondo probabilmente per Brothers & Sisters. Prima di The Americans mi stavano alquanto indifferenti. Nessun amore spassionato per loro ma in questo telefilm sono superbi. Non c'è un singolo frangente in cui si può dubitare della loro bravura che fa in modo di innalzare ancor di più un telefilm con una storyline già di per sé profondamente solida. 

Altre due motivazioni per vedere The Americans? La nonnina (su cui non dico niente per evitare spoiler ma merita moltissimo il suo personaggio) e i bambini telefilmici più sopportabili di sempre, si finisce quasi per voler bene a Paige ed Henry. Sono bambini (anzi ragazzini) normali, fanno domande normali, nessun supereroe, nessun bambino frignone per un'unghia rotta. 

La serie è stata ben accolta dalla critica mondiale per il suo essere coinvolgente e per il cercare di rappresentare il tanto discusso sogno americano. Prima di concludere volevo ricollegarmi ancora ad Homeland. Se voi cercate in rete troverete molti paragoni Homeland - The Americans. Personalmente posso dire che ci sono diversi punti in comuni: sogno americano - FBI - Forze dell'ordine americane - Minaccia per l'America - Attori favolosi però non si può partire a vedere The Americans avendo in mente Homeland altrimenti si distrugge sul nascere il telefilm. La suspense creata dal telefilm di Showtime è da cardiopalma. Io ho visto tutte le puntate con tanto di tisana accanto. Quella creata da The Americans è più diluita, meno d'impatto, è qualcosa che aleggia nell'aria e non ti colpisce immediatamente ma ti fa riflettere successivamente. Da considerare ovviamente che Homeland è ambientata ai giorni nostri mentre The Americans negli anni Ottanta e questo conta moltissimo al fine della tensione.



Concludendo The Americans la consiglio davvero a tutti, magari non a chi si spazientisce per un tempo un po' più diluito rispetto al dovuto. Ci sono atmosfere perfette e dialoghi profondi, intensi, veri, vividi. Ci sono personaggi che sono caratterizzati in ogni singolo dettaglio. Ci sono tematiche importanti sollevate, di puntata in puntata. C'è un finale fottutamente giusto. Giusto per l'apertura di una seconda stagione. 


giovedì 2 maggio 2013

Da almeno tre giorni sto tentando di racchiudere i miei pensieri riguardo la prima stagione di Vikings ma poi arrivo alle ultime due puntate finali e partono le bestemmie. Bestemmie pesanti e non mi sembra proprio il caso per un telefilm ma nella vita ci vuole ordine quindi partiamo dall'inizio. Serie tv canadese (ed in parte irlandese) che narra le vicende di un vichingo davvero esistito, tale Ragnar Lodbrok in chiave romanzata. Non so nulla sui vichinghi se non quelle 4, forse 3, forse 2 nozioni che più o meno t'insegnano a scuola. Riguardo a Vikings esistono anche delle leggende sul personaggio sopracitato ma ho letto che il telefilm prende un'altra strada e non le rispecchia molto (anche perché pure loro erano molto vaghe di per sé). Quindi, riassumendo, Vikings prende il tema dei vichinghi e ne fa quel che vuole. E lo fa magnificamente, fino alla sesta puntata. 

Perché mi è piaciuto Vikings? Innanzitutto gli attori sono perfetti e io non ne conoscevo neanche mezzo (a parte Gabriel Byrne (Grazie Gozzi)), giuro che non sono miei parenti, nessuno mi paga per parlarne bene. Assolutamente no, finalmente mi è piaciuto follemente qualcosa. I due personaggi migliori secondo me sono Lagertha interpretata da una bellissima *fangirl qui* Katheryn Winnick e Floki interpretato da Gustaf Skarsgard. Cognome famosissimo nel modo dei telefilm, il fratello è Eric di True Blood e un altro fratello è Roman di Helmock Grove. Ci sono almeno altri cento fratelli in giro per il mondo che fanno sempre gli attori. Una grande famiglia quanto meno molto particolare.

Non avrei mai pensato di gasarmi nel vero senso della parola con i vichinghi eppure mi è successo fin dalle primissime puntate. Cosiddetto amore a prima vista (se non fosse che io non credo nell'amore a prima vista). L'ho iniziata a vedere perché History Channel è una sicurezza ed ero curiosa di scoprire come avrebbero descritto i vichinghi. Poi i pilot si vedono di default, anche solo per il gusto sadico di criticare, quindi. Sono bastate due puntate per farmi innamorare perdutamente di questo telefilm ed aspettare il lunedì (giorni di sottotitoli) come oro colato. 

Menzione particolare va ad una sigla stupenda, sia dal punto di vista visivo sia per la canzone scelta. Ecco qui la sigla di Vikings. La canzone è If I had a heart by Fever Ray.


Vi siete già innamorati, vero?

[NO SPOILER NO SPOILER] - COMMENTI RANDOM -

Quindi dicevamo, 1 stagione già con rinnovo, quindi seconda stagione nel 2014, 9 puntate di cui 6/7 favolose, le ultime due UN PUTTANAIO. Ma andiamo con ordine. Riassumendo in 4 parole la trama..... c'è Travis Fimmel proprio lui quello che posava in mutande su tutti i cartelloni pubblicitari del globo che fa un vichingo, Ragnar ovviamente, bello sporco (molto sporco!) e con due occhioni azzurri. No, non mi sono innamorata di lui ma della moglie Lagertha. Che io fossi una femminista nata, si sapeva, che io m'innamorassi perdutamente dei personaggi telefilmici femminili.... forse no! Lagertha moglie di Ragnar ma con un bel caratterino pepato non per niente chiamata "La fanciulla dello scudo" (o qualcosa di simile). Due bei bambini, Ghida e Bjorn. Quasi adorabili e io odio qualsiasi tipo di bambino telefilmico (e non!). Poi c'è un prete che Ragnar esporta stile maialino che va al massacro ma in realtà sembra che alla fine gli voglia quasi bene (ne siamo certi?!). C'è suo fratello Rollo da sempre innamorato di Lagertha ma lei ha occhi solo per Ragnar. E no, questi vichinghi non sono Beautiful, io ve l'ho raccontato così ma no... Vi assicuro di no. Siamo molto distanti. Ci sono uccisioni a scena aperta, puntate con sangue ovunque, impiccagioni come se piovesse, sacrifici pure... Insomma è un mix di tutto. Ah dimenticavo di dire che Ragnar è ambizioso. Troppo ambizioso. E l'ambizione porta alla follia, quasi sempre. 

Le ultime due puntate ti uccidono moralmente il cuoricino perché anche se non ti sono mai piaciute le famiglie da telefilm, Lagertha te la fa piacere questa benedetta famiglia. Poi Ragnar nella 6 (o era 7°) puntata impazzisce e sono solo bestemmie. Bestemmie a scena aperta. 

Io critico tutto, è vero, ma ci sono persone molto più pacate di me che volevano spaccare il pc o il televisore per l'ultima puntata di Vikings. E' CRUDELE. PROFONDAMENTE CRUDELE. E' INGIUSTA. E' SADICA. E' DILANIANTE.

CONSIGLIO UN TANTINO SPOILEROSO, MA PROPRIO POCO: Non iniziate Vikings volendo bene a Ragnar altrimenti poi vi ritroverete come la sottoscritta e vi assicuro che non sono la sola in questo stato di tradimento morale profondo.



[SPOILER SPOILER] - COMMENTI RANDOM -

Ho passato i due giorni seguenti alla puntata finale a ripetermi no stop: "Lagertha ti strapperà ogni singolo attributo Ragnar. Te lo giuro". Credo di aver stalkerato quanta più gente possibile bisognosa di un supporto morale. Che finale devastante. E no, non venitemi a dire che una volta si faceva così che NO. Ho maledetto profondamente che Bjorn fosse troppo piccolo altrimenti avrebbe dovuto trafiggere il padre dritto al cuore. Dritto Dritto, senza possibilità di sbagliare. Essere vichinghi mi va bene, i tradimenti mi vanno bene MA NON COSI. Non quando hai a casa una moglie come Lagertha, non in questo modo, non con quella gran baldracca. Insomma non così. 

Poi. Io non mi capacito. Quella brutta sgualdrina odiosa (e pure bruttina paragonata alla figaggine di Lagertha, diciamocelo) con la pelliccia di topo morto come fa a sapere di essere incinta dopo 1 giorno 1 e dico UNO. Marilyn Manson aka lo stregone le è apparso in sogno e le ha predetto il destino? Peccato che uno stregone come lo fa Marilyn Manson in Vikings lo so fare pure io, anche senza quel trucco e senza che mi debbano leccare le mani per predire il futuro. Ah lo sapevate vero che c'era Marilyn Manson in Vikings?

Io credo che gli autori siano impazziti.
Non ho altra spiegazione logica per la quale mandare allo sfacelo una serie che molta gente stava amando e ha finito per odiare. Non venitemi a dire "aprire storie verso una seconda stagione" che proprio non ha alcun senso. Non ho la forza morale ora d'interessarmi a cosa vogliano fare nella seconda stagione, cosa hanno intenzione di distruggere ancora. DICO SOLO CHE SE LAGERTHA NON FA UNA VENDETTA CON I FIOCCHI. TRUCE, CON TANTA RABBIA E SANGUE. UNA VENDETTA DA VICHINGA. ENTRO MASSIMO DUE PUNTATE. Il mio è un no. 

COMMENTO FINALE

ps = E voi direte, quindi è da vedere o non è da vedere? Io oserei dirvi di sì, anzi assolutamente sì, ma attenzione al cuoricino che finirà per essere tagliuzzato in tanti piccoli, piccolissimi pezzettini.

Se mai foste interessati ai ratings, questi quelli di Vikings:

Final season averages: 1.4 rating in the 18-49 demographic with 4.36 million total viewers.
Episode 01-09: Sunday, 04/28/13
1.3 demo rating (-7% change) with 3.58 million (-7% change).
Season averages: 1.40 in the demo with 4.36 million.
Episode 01-08: Sunday, 04/21/13
1.4 demo rating (+17% change) with 3.85 million (+13% change).
Season averages: 1.41 in the demo with 4.45 million.
Episode 01-07: Sunday, 04/14/13
1.2 demo rating (0% change) with 3.42 million (+3% change).
Season averages: 1.42 in the demo with 4.55 million.
Episode 01-06: Sunday, 04/07/13
1.2 demo rating (-8% change) with 3.31 million (-30% change).
Season averages: 1.46 in the demo with 4.75 million.
Episode 01-05: Sunday, 03/31/13
1.3 demo rating (-7% change) with 7.74 million (+5% change).
Season averages: 1.51 in the demo with 5.01 million.
Episode 01-04: Sunday, 03/24/13
1.4 demo rating (-7% change) with 4.54 million (-6% change).
Season averages: 1.57 in the demo with 5.11 million.
Episode 01-03: Sunday, 03/17/13
1.5 demo rating (+15% change) with 4.83 million (+5% change).
Season averages: 1.64 in the demo with 5.34 million.
Episode 01-02: Sunday, 03/10/13
1.3 demo rating (-35% change) with 4.62 million (-26% change).
Season averages: 1.77 in the demo with 5.68 million.
Episode 01-01: Sunday, 03/03/13
2.0 rating in the 18-49 demographic with 6.21 million total viewers.
Season averages: 2.00 in the demo with 6.21 million.


venerdì 19 aprile 2013

Ultimamente sembro una di quelle nonne a cui non va mai bene niente. Quelle che vogliono essere le prime a comprare il pane, le prime nella fila della posta, le prime al supermercato, le prime in banca perché "io c'ho un sacco di cose da fare". Ecco. Esattamente così. Quale momento migliore per prendermela con le mie tanto amate serie tv? 

Piccola precisazione d'obbligo: l'inizio del 2013 è stato molto intenso in quanto uscite di serie tv e ha regalato delle perle belle, bellissime. Quindi tutto sommato mi ritengo soddisfatta proprio per la bellezza telefilmica delle serie indicate nelle prossime righe ma il trash regna sovrano ovunque e tanto più quest'anno ci si è divertiti a prendere per i fondelli delle vere e proprie istituzioni cinematografiche e artistiche per non dire culturali.

Insomma, è almeno tre mesi che vi dico che devo parlare di "In The Flesh", "House of Cards", "Utopia", "The Americans", "Broadchurch", "Vikings", "Banshee" e non l'ho ancora fatto ma intanto segnatevi questi nomi e recuperatele tutte. Sono serie che meritano davvero. Questo per quanto riguarda l'inizio del 2013, poi ci sono tutte le altre serie storiche come "Mad Men" e "Game of Thrones", giusto per citarne solo due, che insomma, vanno viste senza troppi se e ma. 

Visto che il tempo per parlare male di qualcosa si trova sempre ecco le serie tv (o meglio i pilot) che mi hanno fatto accapponare la pelle per la bruttura infinita. Già la sanità mentale è diventata una sconosciuta, questi pilot mettono a dura prova anche quell'ultimo barlume di pazienza rimasta. Alcune sono insalvabili, il cestino senza appello se le è divorate, altre magari si può dare giusto quella possibilità in più per non sentirsi profondamente stronzi nell'animo. 

Bando alle ciance, iniziamo con il massacro. 
Come sempre, per le trame c'è wikipedia, non mi dilungherò su di esse.



ASSOLUTAMENTE NO - CESTINO IMMEDIATO


1. DA VINCI'S DEMONS
Pensavo che dopo Hannibal non ci sarebbe stata più alcuna speranza, il primo posto del cestino sarebbe stato suo invece è arrivato "Da Vinci's Demons" e ha scippato la prima posizione all'impietoso Hannibal. Quanto meno non è noioso come il cannibale che non fa paura neanche ad una formica, solo che è un raccoglitore di bestemmie mode on. Dico solo che Leonardo Da Vinci sembra un depravato, pazzo, isterico, senza alcuna morale. Poi c'è Machiavelli che assomiglia ad un ragazzino di qualche band degli anni '90. Inguardabile. Il tutto condito dal fatto che Leonardo Da Vinci, sì proprio lui, il genio assoluto, viene chiamato "Leo" e Machiavelli "Nico". Insomma manco un film di serie B avrebbe avuto il coraggio di proporre un oltraggio simile. Infine, se questo non bastasse, Firenze è descritta come un covo di puttanieri o meglio, è proprio un puttanaio. Ora, vanno bene gli intrighi, i sotterfugi, le minacce velate del tempo. Va bene che siamo nella seconda metà del Quattrocento. Però un conto è prendere la storia e mostrarla sotto un'ottica diversa, un conto è svalorizzare un patrimonio storico. Poi, con tutto il bene che posso volere per l'America ma cosa ne sanno gli americani di Leonardo Da Vinci. Siamo davvero sicuri che qualcuno della produzione di Da Vinci's Demons ha sul serio capito l'impatto che Leonardo ha avuto sulla cultura italiana? No perché a me sembra solo un grande oltraggio verso un talento assoluto. Seriamente, il pilot di Leo & Nico (leggasi con disperazione) suscita bestemmie a non finire, o ci si dà all'alcool oppure si sprofonda in un mare di irritazione. 

2. HANNIBAL
Di Hannibal ho già approfonditamente parlato. Visto che si continua a dire che è un capolavoro e il mio spirito da profonda rompiscatole viene solo stimolato quando si trova a dover cozzare contro la critica generale, mi sono ripromessa di vedere anche la seconda puntata. Talmente ho voglia di rivedere Hannibal che la seconda e la terza puntata poltriscono sul disco fisso da tempo immane. Prima o poi ci rincontreremo, Hannibal. 

Da cestino immediato sono state anche tutte le comedy che come si sa ormai molto bene io odio in tutte le forme possibili ed immaginabili e quindi non mi ci metto neanche ed anche quelle che sono già state cancellate da "Golden Boy" passando per "Red Widow", "Cult" etc...



MEH - NON CONVINCONO MA DIAMO UNA SECONDA POSSIBILITA'


1. BATES MOTEL
In cima ai "MEH" ci sta Bates Motel che io avevo inizialmente cestinato. Poi è arrivato Hannibal e Bates Motel mi è sembrato un capolavoro (sto scherzando, non cadete dalla sedia). Però sto ragazzino inquietante, la madre zoccola. Diamogli una seconda possibilità soprattutto perché il clima creato non era malaccio, quanto meno suscitava un minimo di terrore. A quanto ricordo ho visto solo due puntate. Siamo a quota cinque puntate pronte, stesso discorso di Hannibal, prima o poi lo recupererò, giusto per alimentare il mio spirito critico. Certo che questi adattamenti quanto lasciano a desiderare.... Lo vogliamo dire?

2. DEFIANCE
Defiance come direbbe Bruno Barbieri è un mappazzone. C'hanno messo quella fantascienza da quattro soldi tutto in salsa sci-fi. MEH. Quelli che si salvano sono i personaggi (solo alcuni eh, molto molto pochi). Il protagonista belloccio da "salvo tutto io con un sorriso" mi sta quanto meno simpatico. E' un puro cliché, sia chiaro, ma non riesco a provare un sentimento negativo, non per ora. Arisa (ma si può chiamare una tizia Arisa?!?!?) è meno peggio di quanto si sospetta all'inizio. I promessi sposi aka Romeo e Giulietta nel 2046 non si possono vedere. [SPOILER: la scena del campo ha suscitato in me un istinto di suicidio che non avete idea. FINE SPOILER] I genitori di Romeo del futuro però mi piacciono particolarmente. Questo spirito da elfi sci-fi m'attira, quanto meno. Defiance partiva con troppe aspettative (vi giuro che non citerò The Following nuovamente!). E' un mix di troppe cose e il troppo storpia, si sa. Però gli darò una seconda possibilità, almeno per le prossime puntate. Ah, vogliamo parlare del pilot della durata di un'ora e mezza, praticamente un film?! La fine non arrivava più. 




CARINA MA SENZA STRAPPARSI I CAPELLI


1. ORPHAN BLACK
Orphan è molto decente, quasi bella ma purtroppo non mi ha ancora convinto al 400%. La protagonista ci sa fare e anche i suoi cloni. La storia è avvincente ma manca quel qualcosa che ti spinge a scaricare i sottotitoli appena escono e fiondarsi a vedere la puntata. E' bellina ma al momento manca quel slancio per farla diventare imperdibile. Sono solo alla seconda puntata, però, diamole tempo, potrebbe migliorare molto. Quanto meno le fondamenta ce le ha, non come gli obbrobri sopra citati. 

Come promesso (non credete mai alle mie promesse, sia chiaro) nel prossimo post parlerò per una volta di amori telefilmici che quest'anno sono andati da Tennant (esiste qualcuno di meglio? no non credo) attore protagonista di Broadchurch passando per la bellezza di The Americans che mi ha portato ad adorare le spie, in attesa di Homeland (ho iniziato a fare il conto alla rovescia, lo giuro). Di alcune serie ne avevo già parlato qua e là all'interno del blog ma ora quelle belle, belle davvero, stanno tutte finendo e io sono sull'orlo di una crisi di nervi. Meno male che Mad Men è appena iniziato. Intanto, recuperate il più possibile le serie secondo me imperdibili o per lo meno godibili ed evitate come la peste Leo e Nico aka i nuovi One Direction del Quattrocento. 

sabato 13 aprile 2013

Da buona studentessa squattrinata ho sfruttato il "Salone del Mobile" di Milano per approfittare dei musei pubblici visitabili in maniera gratuita. Ebbene sì, ogni tanto anche Milano fa qualcosa d'interessante e questa partnership Salone del Mobile - Musei pubblici gratuiti è sicuramente apprezzabile, indipendentemente da quanto piace l'arte o meno. Detto questo, la mini (davvero mini) esposizione di Andy Warhol al Museo del Novecento di Milano meriterebbe una visita anche spendendo quei 5 euro da devolvere alla cultura. 

Non faccio presentazioni sulle serie tv, non la farò su Andy Warhol, anche perché dovrei dedicare un articolo (ma non ne sarei neanche in grado probabilmente) solo ed esclusivamente a lui. Insomma il Museo del '900 ha pigliato qualche opera qua e là dell'immensa collezione Bank of America Merrill Lynch e ha pensato bene di far vedere al popolo milanese Andy Warhol. Interessante la scelta di non mettere delle inutili, lunghissime spiegazioni (ma qualcuno davvero le ha mai lette per intero?) sostituendole con degli adesivi colorati di fucsia e giallo dove sono state richiamate delle frasi particolarmente evocative. Dimostrazione che quando sono le opere che parlano, non servono neanche immense spiegazioni. Per fare questo lavoro, però, serve il dono della sintesi. Ecco, io non sarei mai stata in grado di scegliere una frase da inserire in quel micro spazio. Probabilmente avrei riempito il muro di adesivi. 


Riporto la spiegazione tecnica sulla scelta di adesivi vs pannelli:
"Per la mostra non sono stati realizzati pannelli e didascalie, ma solo brevi testi con informazioni flash che appaiono sui muri come piccoli pop up, permettendo diversi livelli di lettura attraverso nozioni storiche su Warhol e la Pop art, notizie sul contesto socioculturale e curiosità. L’allestimento a cura di Fabio Fornasari sottolinea la produzione seriale, attraverso l’allineamento delle stampe che si susseguono su un corridoio come la corsia di un supermarket dell’arte dove ogni opera ha lo stesso valore e diventa oggetto di consumo."
La mostra che dire... dobbiamo davvero commentare Warhol? E' pazzesco. Immenso. Sono opere che vanno dagli anni Sessanta fino agli Ottanta e risultano profondamente moderne. Attuali. Anzi, talvolta quasi futuristiche. Andy Warhol sembra un'artista del nostro tempo. Andy Warhol ha preceduto il nostro tempo. 

C'è la collezione Flowers, ci sono le celebri lattine di zuppa Campbell's, la serie di tramonti Sunset fino a Grapes, Space fruits e ovviamente non possono mancare i pezzi forti, da Muhammad Ali passando per Marilyn Monroe. Se Muhammad e Marilyn non fossero abbastanza ci si ritrova vis a vis con Freud e Franz Kafka

Seppur le opere quantitativamente sono poche (non le saprei quantificare con precisione ma stanno unicamente sulle due pareti che si vedono nelle due foto postate) si respira quell'aria di Factory tanto cara agli artisti dell'epoca. Ci si immerge nel clima di Warhol, ci si immerge nelle citazioni, nelle parole, nei colori, nella polvere di stelle. Andy Warhol indipendentemente dai gusti artistici, indipendentemente da quanto si possa apprezzare o meno l'arte, è stato un genio assoluto. Non solo maestro indiscusso della Pop Art ma un visionario che dagli anni Sessanta agli anni Ottanta è stato in grado di imprimere una forza artistica che si è specchiata poi negli anni seguenti. Ha illuminato gli anni seguenti. La mostra chiamata appunto "polvere di stelle" ossia ispirata alla polvere di diamante utilizzata in molte delle sue stampe si ripercuote anche sulla capacità di Warhol di creare icone. Ecco. Il termine più affine a tutta l'arte di Warhol è icone. Qualcosa di distintivo, di profondamente personale ma rappresentativo di una propria filosofia di vita.


Le opere sono disposte secondo un percorso espositivo cronologico che va dagli anni Sessanta, le prime serigrafie realizzate da Warhol, arrivando fino agli anni Ottanta. Si toccano le tappe della produzione dell'artista, non c'è spazio per perdersi completamente ma si riescono ad odorare, a respirare, a sfiorare quelle opere. Oltre ai mitici Flowers ho adorato le copertine di "Interview" dove in bella mostra vi è un scintillante David Bowie. Copertine che sono delle vere e proprie opere d'arte, si ha quasi paura anche solo a guardarle, talmente trasudano perfezione. 

Per vedere Andy Warhol gratuito bisogna affrettarsi. Termine ultimo 14 Aprile. Altrimenti con 5 euro si vede la mostra temporanea di Warhol e tutto il Museo del '900 che, a parte alcune scelte discutibili, sicuramente è un ottimo spazio ad un costo moderato. Giusto per dire, la mostra di Modigliani al palazzo affianco, Palazzo Reale, costa 11 euro, solo quella. Warhol sarà disponibile fino all'8 Settembre quindi non c'è particolarmente fretta.

Precisazione d'obbligo. Non aspettatevi un museo su Warhol, non aspettatevi una mostra vera e propria dedicata a Warhol. Non immaginatevi neanche un decimo dell'immenso museo di Pittsburgh, visto solo mediante tour virtuali ahimè ma so di per certo che è gradioso. E' più da considerare un pizzico di Andy Warhol a Milano, uno spaccato, una introduzione di tutta la produzione artistica di Warhol. Come detto, la quantità non  è a nostro favore ma la qualità sì, assolutamente sì. D'altra parte, è sempre più vicino Milano di Pittsburgh, no? Ogni tanto bisogna sapersi accontentare, almeno temporaneamente. 

"Se volete sapere tutto di Andy Warhol basta guardare la superficie dei miei quadri e dei miei film, di me. Eccomi: non c'è niente dietro." 
[Andy Warhol] 

sabato 6 aprile 2013

In realtà volevo parlarvi del mio amore scettico (iniziale) e spassionato (alla fine) per "In The Flesh" ma ieri sono inciampata nel pilot di "Hannibal" e sono ancora un pochino stordita da questa ora scarsa (43/44 minuti) di pura inutilità o meglio pura noia. Quando si toccano i capolavori è meglio lasciar perdere o andarci con i piedi di piombo ma rovinare grandi classici sembra essere la moda del momento. 


IL MIO COMMENTO SU HANNIBAL (SERIE TV) NON CONTIENE SPOILER
(O ALMENO CREDO)


Andiamo per ordine. La storia di Hannibal Lecter la conosciamo tutti, almeno in modo generale. Non sono una fanatica del genere (anzi!), non ho letto i libri di Thomas Harris ma mi sono inquietata e terrorizzata per la stupenda interpretazione di Anthony Hopkins. Quando uscì "Il silenzio degli innocenti" ero una bambina ma mio padre era particolarmente fissato nel farmi crescere grazie a tutti i film più terrorizzanti mai creati, quindi "Il silenzio degli innocenti" è stato un must. Successivamente ho completato la storia con "Hannibal" e "Red Dragon", giusto per non farmi mancare niente. Non ho di certo una gran cultura del genere ma io sono profondamente convinta che una storia telefilmica debba convincere o meno indipendentemente dalla conoscenza di base. Coloro che sono fanatici del genere potranno scrutare e capire tutte le più sottili sfumature ma una storia deve saper convincere indipendentemente dalla base di partenza. Per farla breve: "bisogna fare in modo che la storia venga capita (e possibilmente apprezzata) da tutti, indipendentemente dal livello di conoscenza da cui si parte". 




La serie tv Hannibal non convince (o almeno, non ha convinto me). Di base vige la noia. I due protagonisti che dovrebbero fare scintille psicologiche a go go in realtà sprizzano una personalità paragonabile a quello di un zerbino nuovo. Quindi la noia accompagnata ad un attore, quale Dancy, secondo me sbagliato in questo ruolo aveva già decretato la fine inesorabile del pilot nel cestino dopo 3 minuti scarsi di visione. Sono prevenuta? No, direi di no. Nei primi minuti c'è la presentazione del personaggio di Will Graham, di cui non voglio fare troppi spoiler, ma dovrebbe aver l'obbligo di catturare l'attenzione del telespettatore invece la prima reazione spontanea è "Ma questo ci è o ci fa?". Vi prego, non tirate in ballo la questione della sindrome di Asperger come motivazione per la sua incapacità di catturare la scena. No. 


La serie inizia con un effetto (scusate, non conosco i nomi tecnici) imbarazzante in stile slow motion all'indietro che lascia alquanto interdetti. Non provoca nessuna reazione positiva ma anzi. Sembra quasi un Dexter riuscito particolarmente male. Probabilmente questo effetto utilizzato in un altro contesto sarebbe positivo ma in Hannibal proprio non c'ho trovato un senso. Will Graham è la monotonia in persona. Per carità, conosco ben poco la carriera di Hugh Dancy e non vorrei dare un giudizio approssimativo sul suo modo di recitare. Semplicemente il suo ruolo in Hannibal non convince (o meglio non convince me). Dancy, caro, fammi rivedere sul piccolo schermo quella dea di tua moglie che è meglio (Hugh Dancy è sposato con l'attrice di Homeland Claire Danes, per chi non lo sapesse). 


Il pilot, come già detto, avrebbe meritato il cestino dopo tre minuti ma si prosegue giusto per vedere sto benedetto Hannibal Lecter. Su Twitter ho letto di gente che è saltata in là avanti nei minuti proprio per arrivare a Lecter interpretato da Mads Dittman Mikkelsen, attore danese di cui anche qui alzo quasi bandiera bianca. Ho visto pochissimi film di cui non mi ricordo granché (andiamo bene!). Certamente l'attore ha del potenziale e si vede che ha una certa "maestria" della scena. Il problema è Hannibal Lecter. Il problema è interpretare uno dei personaggi più conosciuti dell'intera storia del cinema. Il problema è che nella mente si ha Anthony Hopkins e quel suo sguardo in grado di terrorizzare in meno di un nanosecondo netto. Ci vuole talento, capacità, carisma (citazione da The Following). Ci vuole una interpretazione superlativa, superba, cosa che assolutamente non c'è stata.





Potenzialmente sulla carta può sembrare un pilot riuscito ma a mio avviso assolutamente non lo è. Può un thriller essere noioso? Può un thriller-horror essere l'inno della lentezza? Possono due personaggi fondamentali di una serie tv non convincere? Possono i dialoghi avere la verve, l'estro, la curiosità e incidenza di una formica morente? 

E' curioso il fatto che a quanto pare questo pilot non è piaciuto solo a me e a qualcun'altra splendida creatura del condominio di Twitter. Seguire ,   e  (a cui però Hannibal è piaciuto) per capire meglio la citazione del condominio. 

I pareri emersi su Hannibal, in generale, hanno rasentato l'entusiasmo puro. Non capisco. Probabilmente penso di aver vissuto un'influenza al contrario, o di essere ancora troppo  profondamente legata ad Anthony Hopkins ed Edward Norton. Sta di fatto che questo pilot mi ha fatto (quasi) apprezzare Bates Motel che per lo meno ha un'atmosfera più appropriata, sinistra, angosciante di Hannibal. E io sono ancora tutt'ora molto perplessa su Bates Motel, quindi è tutto dire. Può una delle icone del thriller - horror mondiale non creare quella tensione, quella suspense in grado di suscitare le classiche emozioni di paura e angoscia? Assolutamente no. Dopo la visione di Hannibal ho avuto sonni tranquilli e questo non dovrebbe essere possibile. 


martedì 26 marzo 2013

Stamattina, dopo il rientro a casa, stavo facendo il mio giro consueto su Blogger e mi sono imbattuta nel mio nome presente nel blog "In Central Perk". Sono sicura lo conosciate già ma se non fosse così, rimediate. E' un blog bello, interessante, ordinato, scorrevole, semplice, limpido e lineare. Come detto giustamente da Lisa questo mondo di Blogger è del tutto nuovo per me e non mi ci sono abituata ancora del tutto. Probabilmente per mancanza di tempo. Chissà.

Fatto sta che mi ha fatto molto piacere veder comparire il mio piccolo nome in un blog così piacevole. Ve lo siete segnato tutti vero? 

Intanto rispondo al "Liebster Award" a modo mio. Frequentando questo mondo da poco e scrivendo anche relativamente poco al momento, non mi va di realizzare i punti finali del regolamento. Voglio conoscere ancora meglio questa realtà per poi dare una mia personale interpretazione di ciò. E al momento non mi va di ammorbare nessuno con domande da parte mia. Quindi in punta di piedi rispondo solo a parte del "Liebster Award". L'anno prossimo, se ci sarà l'occasione, lo compilerò anche io tutto come è giusto che sia.

REGOLAMENTO IN BREVE:
  1. Ringraziare chi ha assegnato il premio citandolo nel post;
  2. Rispondere alle undici domande poste dal blog che ti ha premiato;
  3. Scrivere undici cose su di sé;
  4. Premiare undici blog che hanno meno di 200 follower;
  5. Formulare altre undici domande per gli altri blogger;
  6. Informare i blog del punto 5 del premio ricevuto.
Come detto mi fermerò al punto 3. Non perché voglia fare l'alternativa oppure quella che non è interessata ad indicare altri blog che meritano ma.... Le catene di qualsiasi tipo non mi sono mai piaciute e visto che questa è una pura eccezione ho deciso d'interpretarla a modo mio. Abituarsi in modo lento, questo è il segreto. 



Ringraziando ancora una volta "In Central Perk" e le bellissime parole di Lisa, ecco qui le mie risposte.

1. Ultimo film visto? 
Il lato positivo (Silver Linings Playbook). Molto carino anche se troppo romantico per i miei gusti. Però mi è piaciuto, mi ha lasciato quel retrogusto molto dolce ma piacevole.

2. La serie che più avete amato e che ora vi manca?
A caldo rispondo Fringe perché mi manca alla follia. Mi ero profondamente innamorata di ogni singolo personaggio da Walter a Peter ad Olivia. La ferita della fine non si è ancora rimarginata. Brucia Brucia e Fringe mi manca. 

3. Il personaggio filmico che più vi rappresenta?
Oh mamma che domanda difficile. (Passano almeno una ventina di minuti). Direi uno dei personaggi femminili di Sofia Coppola o meglio, un miscuglio di essi. Un pizzico di Cecilia Lisbon unita a Charlotte che fiorisce con Maria Antonietta. 

4. Quello telefilmico invece? 
Carrie di Homeland (Serie tv che ogni singolo essere umano deve vedere. Per forza). Oddio non sono proprio così battagliera ma l'adoro da ogni punto di vista. Adoro i suoi estremi ed in scala minore mi sento in qualche modo rappresentata. Non mi era mai piaciuto così tanto un personaggio femminile telefilmico. Una piccola Carrie che non deve salvare l'America, però.

5. Cosa volevate fare da grandi?
Credo di aver cambiato "lavoro" nella mia mente da bambina ogni singolo giorno. Dalla classicissima ballerina (la grazia non è mai stata una mia virtù e l'ho capito ben presto) passando per la pittrice, la scrittrice. Tutti lavori che in qualche modo avessero un contatto molto stretto con l'arte e la cultura. 

6. La canzone che avete bisogno di sentire per sentirvi meglio?
Preparo un elenco? Vado a sentimento attuale e dico "Non è per sempre" degli Afterhours. 

7. Quella che più vi vergognate di amare?
Ehm non ho molti scheletri musicali nell'armadio. Almeno credo. Dico "What's My Age Again" dei Blink 182. Per motivi legati all'adolescenza. Sono cresciuta negli anni in cui meglio dei Blink c'era poco o niente.

8. Il film che tutti reputano un capolavoro ma che voi ritenete una cag*** pazzesca?
"Il discorso del re". Credo di non essermi mai annoiata tanto in vita mia. 

9. Un film che è una cag*** pazzesca ma che a voi piace tanto lo stesso?
"10 cose che odio di te". In realtà dovrei scrivere tutta la filmografia di Heath Ledger, togliendo ovviamente i film ritenuti a gran ragione un successone. Di film discutibili Heath però ne aveva fatti parecchi e... io li ho amati tutti. 

10. Il film da tutti ritenuto un pilastro del cinema ma che non avete ancora visto?
Oddio purtroppo moltissimi. Un sacco di classici mancano nella mia collezione personale. Dico "Singin' in the Rain". Oltre al solito spezzone visto e stra visto non sono mai andata oltre.

11. Come stai?
Io e il mal di testa proseguiamo la nostra convivenza pacifica.

11 cose su di me:
  1. Amo i gatti ma sono circondata da persone che non li amano. 
  2. Fino a qualche anno fa avevo profondamente paura dei cani. Ogni volta che incrociavo un cagnolino, di qualsiasi specie e dimensione, cambiavo automaticamente strada.
  3. Bevo litri di tisane e tè. Continuamente.
  4. Adoro le serie tv come si sarà capito. Amo guardarle prima di andare a dormire. 
  5. Adoro l'organizzazione. La gente non organizzata e finta naif mi crea qualche problemino di convivenza pacifica.
  6. Ho una lavagnetta manuale per le serie tv con i giorni di programmazione (e sul pc uso altri quattro o cinque siti di promemoria uscite puntate). 
  7. L'ordine mi mette tranquillità.
  8. Ho almeno 10 personalità nascoste in un solo corpo. Chiamate un esorcista, forse è il caso.
  9. Non tollero la mancanza d'educazione. Si può dire qualsiasi cosa a qualunque persona ma con educazione. Questa sconosciuta nel 2013.
  10. Adoro viaggiare. Vedere realtà diverse. Vedere luoghi diversi.
  11. Non amo le sorprese ma adoro i regali.

sabato 2 marzo 2013

Quando devo parlare di serie tv mi è sempre difficile capire in che termini farlo. Mi spiego meglio, su Twitter ogni tanto capita che mi dicono che spoilero troppo ma io non ho mai vissuto gli spoiler come un problema. Più che altro ho una concezione degli spoiler molto ampia se mi dici "la storia cambia piega" non è spoiler e neanche "ah che puntata bellissima!" per certa gente sì. Ho una visione molto easy degli spoiler, vediamola sotto questo aspetto.


DETTO QUESTO CERCHERO' DI SPIEGARE LE TRE SERIE SENZA SPOILER

Fortunatamente dopo la pausa di Homeland (sto contando i giorni che ci separano, mia terza stagione) e la fine di Fringe (lacrime, lacrime, lacrime), questo 2013 è iniziato con 3 serie assolutamente fantastiche di 3 generi completamente diversi. 

Tempo fa vi avevo accennato di The Following che ha vissuto alcune puntate molto mediocri, secondo me, per poi riprendersi con la 1.6 e anche quella precedente non era stato malaccio ma si sta dimostrando essere un telefilm nella norma, nulla di più. Sì lo ammetto, è stato una piccola delusione anche se la battuta (nella puntata 1.6) di Joe: "Celine Dion?! Oh, Buon Dio!" mi ha strappato sane risate.

Questi tre prodotti telefilmici, invece, sono assolutamente imperdibili, due sfiorano la perfezione (Utopia e House of Cards), uno procede in modo più lento ma i personaggi sono contestualizzati e messi in luce in una maniera molto profonda (The Americans). 





1. Utopia

Di Utopia ve ne avevo già parlato qualche post fa, vi ricordate? Dunque mini-serie UK (e qui il Regno Unito si sente in ogni singola parte del telefilm) composta solo da 6 puntate. 

Voci di corridoio mi hanno detto che in madre patria stanno spingendo molto nel fare una seconda stagione e nel mio piccolo lo spero veramente. Comunque, ora che è finita posso dire che è una serie da vedere. Magari non proprio tutti riusciranno ad amarla (ci sono alcuni momenti lentucci, altri violenti, altri ancora psicologicamente pesanti) ma è assolutamente da vedere per almeno 4 motivi: la regia. La regia è la base sostanziale per cui merita tantissimo Utopia. Colori saturi che si mischiano con colori freddi, una regia stupenda che riprende dei particolari su cui magari l'occhio dello spettatore non sarebbe mai potuto ricadere. 

Secondo motivo i personaggi. Ho letto in un paio di articoli UK che, secondo gli autori degli articoli, alcuni personaggi sono stati poco "contestualizzati" ma secondo me era impossibile concentrarsi sulla storia e sui personaggi con approfondimenti vari in 6 puntate. A me sono piaciuti tutti, da Jessica inizialmente misteriosa poi che scatena quasi un senso di comprensione, da Becky formidabile, da Ian che non c'ha mai capito nulla in tutto questo uragano, senza dimenticare le prove dei due bambini Alice e Grant. Ecco Wilson Wilson secondo me è il personaggio forse meno "essenziale" all'interno della storia ma ha comunque un suo senso. 

Terzo motivo la storia che inizialmente porta a credere una cosa per poi renderne evidente un'altra, un inganno fatto e finito e una trama molto molto curiosa. 

Quarto motivo ---> Channel 4. Non aggiungo altro. 





2. House of Cards

House of Cards non sfiora la perfezione. E' la perfezione. Sono giunta alla puntata 7 su 13 quindi per spendere due paroline in più sulla trama aspetto che sia finita. 

Complessivamente la serie è stata molto discussa in quanto non è stata lanciata mediante un canale televisivo ma grazie a Netflix che ha speso una fortuna proprio attorno a questo progetto. C'è gente che lo ha spiegato molto meglio di me, con tanto di approfondimento quindi se vi interessa la politica Netflix, ecco qui: "Inside Tv - House of Netflix"

Dicevamo, la serie ha un particolare evidente che nelle prime puntate spiazza (o almeno, io non mi ci sono abituata subito) ma poi diventa la cosa più bella della serie, o almeno, una delle più curiose. Frank Underwood, interpretato da un magistrale e favoloso Kevin Spacey, parla continuamente con la telecamera, guardando dritto negli occhi lo spettatore creando una specie di parallelismo. C'è un primo piano riguardante la politica americana attuale con un presidente che ha tradito la fiducia di Underwood, su un altro piano c'è Frank stesso che architetta una specie di "colpo di stato", sul piano finale ci sono gli spettatori che non sono però passivi ma in un certo senso Frank fa in modo che l'attenzione sia sempre incollata allo schermo. 

Oltre ad un Kevin imbattibile (vedo già la scena delle prossime 14000 statuette telefilmiche date tutte a lui), da sottolineare anche l'enorme bravura di Robin Wright, Claire, moglie di Frank; niente di nuovo, per carità, si conosceva già la Wright però la sua prova è una ulteriore conferma del livello eccelso della serie. Claire non è una moglie comodino, che sta li ferma accanto al marito ma anzi è parte integrante della sua fortuna. Una mente diabolica almeno quanto Underwood stesso, se non peggio. Ah, da menzionare anche Kate Mara nel ruolo della reporter Zoe Barnes. 

House of Cards è un telefilm che prende a piene mani dal cinema, con attori che sono conosciuti proprio mediante esso. E' un telefilm che incolla lo spettatore, recitato benissimo, mostra il lato del complotto, dei sotterfugi. Interessante anche il modo in cui è stato distribuito, chissà se Netflix farà davvero la rivoluzione. 





3. The Americans

Il pilot di The Americans non mi ha fatto impazzire urlando al capolavoro, proprio per niente. La serie non colpisce in pieno petto ma si insinua lentamente. 

Attualmente sono alla 5a puntata vista su 13 totali. In mezzo ad un sacco di cancellazioni già annunciate della stagione, The Americans è già stato rinnovato per una seconda stagione. Il telefilm sostanzialmente parla del confronto fra le due grandi potenze Russia e USA durante la Guerra Fredda. Ci troviamo in pieni anni '80 quindi l'ambientazione del telefilm è la cosa che inizialmente colpisce proprio perché ci sono musiche di quegli anni, armi a cui non siamo abituati, una ambientazione che ci riporta indietro di decenni, vestiti di pieni anni '80....

I due interpreti principali sono Keri Russell che interpreta la spia Elizabeth e Matthew Rhys che interpreta la spia Philipp (marito di Elizabeth). Keri la ricordiamo tutti per Felicity mentre Matthey probabilmente lo si ricorda per Brothers & Sisters, due attori che hanno comunque una notevole esperienza già maturata in altre serie tv. I pregi maggiori della serie sono: la diversa visione degli USA che hanno le due spie, Phillip pur essendo una spia russa si è ambientato meglio, coltivando una famiglia e dei figli che sono figli dell'America; Elizabeth invece è una spia russa vera e propria e non si lascia toccare quasi da nulla, procede nella sua missione di distruzione dell'America a sangue freddo. Altro lato da menzionare è quello della continua scoperta del rapporto fra i due personaggi che sta maturando nel tempo come verrà spiegato da loro stessi. Infine è il contesto storico che ha una rilevanza sensazionale. Si vedono le paure reali dei due stati, delle due potenze principali al mondo che si trovano a combattere una vera e propria Guerra Fredda. Sono messi in luce i pedinamenti, le spie, il diverso modo con cui le due nazioni si comportano in situazioni delicate e soprattutto come la gente comune e non reagisce in questo tipo di clima.

Le serie non sono state messe in ordine casuale; se non avete tempo di recuperarle tutte insieme, secondo me, la successione migliore è proprio questa: Utopia che tanto è già finita e poi sono SOLO 6 puntate, un paio di giorni ed è recuperata; House of Cards che procede più spedito di The Americans (se non vi servono i sottotitoli in italiano che vengono rilasciati una volta a settimana (circa), le puntate le trovate già tutte) ed infine The Americans che tanto l'hanno già rinnovata quindi ci sarà occasione per recuperarla




Concludo con una perla musicale: recuperatevi il nuovo disco di David Bowie "The Next Day". Il Duca Bianco è tornato in una maniera superba. David, ci eri mancato.